Consigli vintage

vintage

 

Le vere economiste del guardaroba sono naturalmente coloro che “riescono a far durare le cose” senza dare nell’occhio. Da questo punto di vista, le francesi sono davanti a tutte e uno dei motivi è che si cambiano non appena varcano la soglia di casa, indossando uno di quegli abitini semplici (…) o un comodo caffetano che vi farebbe sembrare eleganti più di molti altri indumenti. Ma non si limitano a questa accortezza: non si rilassano finchè non hanno spazzolato e riposto nell’armadio i vestiti che hanno appena tolto

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L’eleganza va portata con disinvoltura

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Vi sono, nel cinema e nella moda, alcuni incrollabili punti di riferimento: i film oggi inclusi fra i cosiddetti cult, da un lato; le collezioni e i designer che hanno fatto storia, dall’altro.

Vi sono poi dei casi, particolarmente fortunati, in cui pellicole capaci di segnare un’epoca finiscono per consacrare al successo anche quell’abito o quell’accessorio indossato dal protagonista.

Uno di questi felici connubi avviene negli anni ’80: il film è American Gigolo di Paul Schrader, con protagonista Richard Gere. La firma sugli abiti è quella di Giorgio Armani. E’ in questa pagina di storia della moda che Re Giorgio sviluppa uno stile destinato a non conoscere tramonto e a tornare trent’anni dopo, con assoluta credibilità, sulle passerelle della primavera/estate 2013.

Ma ricreiamo per un attimo il mood degli ‘80. L’autoradio della decappottabile suona “Call me” di Blondie, al volante c’è lui, Julian, un Richard Gere appena trentenne, spregiudicato, impeccabile. Siamo solo ai primi fotogrammi, ma American Gigolo si rivela già come il trionfo dell’estetica, della cura di sé, del piacere di ammirarsi e compiacersi.

E’ rivoluzione di costume, culto del bello, eleganza esibita e ricercata. Belle macchine, bella gente, fisici palestrati, locali esclusivi. E poi: assoluta celebrazione della moda, quella del vestiario firmato Armani, creato sul protagonista. (more…)

Viaggio nell’estetica giapponese

viaggio nell'estetica del giapponeLa moda giapponese, fra tradizione e modernità, è un mondo a cui guardare con grande interesse, per la raffinatezza e la profondità di significati che è in grado di veicolare.

Vi è nell’estetica giapponese un grado di semplicità tanto complesso da essere quasi inafferrabile. L’ispirazione che ha guidato la mano dei celebri designer nipponici non si offre a sguardi superficiali. E’ forse dall’elogio dell’ombra, quello descritto da Junichiro Tanizaki nel suo piccolo e prezioso libro (“Libro d’Ombra”, Bompiani), che l’occidente dovrebbe partire per avvicinarsi realmente ai grandi temi che stanno dietro la cultura giapponese.

Non serve la luce artificiale per scorgere la profondità di un modello estetico fatto di un’eleganza senza tempo, di uno spazio colmo di significato – il cosiddetto “Ma”- fra l’abito ed il corpo. Ma è una parola presente nella lingua giapponese in innumerevoli espressioni, colloquiali e non. Indica un’entità che si trova in mezzo, “fra”: un tempo fra due eventi, uno spazio fra le cose, la relazione fra due persone o anche fra due momenti diversi di uno stesso soggetto, nella vita quotidiana, nelle arti marziali, nell’arte e nel teatro, lo spazio fra il perfetto e l’imperfetto. In questo concetto così delicato, in questo “qualcosa” di inafferrabile risiede la particolarità e la raffinatissima sensibilità estetica giapponese.  (more…)

Adesso le chiamano “Belle Vere”

cover-ok-2613154_0x440Copertine, passerelle e servizi fotografici sono da sempre sotto accusa per qualche motivo. Additati di proporre modelli di donne anoressiche, di mercificare il corpo femminile per vendere questo o quel prodotto, o ancora di suggerire il ricorso alla chirurgia estetica, che ci rende tutte somiglianti a delle Barbie.

La questione più dibattuta, però, rimane quella legata al peso delle modelle e, di riflesso, delle donne. La moda ha sempre avuto il pallino delle misure, da quelle canoniche, 90-60-90, celebrate dai film anni Cinquanta e Sessanta, alla tanto dibattuta taglia 38. Dopo anni di campagne anti-anoressia, di linee di abbigliamento dedicate alla donna cosiddetta normale, di stilisti che difendono l’abito che “cade” in quel certo modo, di modelle che assicurano di mangiare a sazietà, scende nell’arena dell’acceso dibattito anche Vogue, nell’edizione italiana. Il messaggio arriva dalla copertina del mese di giugno, firmata da (more…)

Uomini in gonna: tutti come Marc Jacobs?

Spesso, gli stilisti amano andare al di là delle passerelle con le loro bizzarrie. E testarle sulla propria pelle. A volte il risultato, analizzato con l’elasticità mentale concessa a chi vive in un mondo in perenne mutamento, può anche non dispiacere. Dubito però che, fatta la dovuta eccezione per il kilt scozzese (in poche e giustificate occasioni), si possa accettare di buon grado l’uomo in gonna.

Anche se l’uomo in questione è il talentuoso Marc Jacobs, designer del marchio che porta il suo nome, Marc by Marc Jacobs, e direttore creativo di Louis Vuitton, il dubbio rimane. Qualche giorno fa, Jacobs è stato infatti fotografato per le strade di New York con indosso una mise composta da parka, maglioncino blu, camicia immacolata. Fin qui tutto bene.

A completare il look: gonna, zeppe, calzino corto bianco e arancione fluo. La gonna, modello tubino, e l’originale zeppa sono griffate Prada, peccato che appartengano entrambe alla collezione femminile. Per non farsi mancare nulla, lo stilista ha pensato di abbinare anche una bella borsa Birkin di Hermès. Il risultato lascia piuttosto perplessi e pone ancora una volta l’attenzione su quella sottile linea di confine che separa stravaganza ed eccesso.

Per fare un altro esempio, alle sfilate milanesi l’eccentrica Anna Dello Russo si era presentata con in testa due enormi ciliegie.

Il risultato è più o meno quello ottenuto da Marc Jacobs: se ne parla, non importa in che modo. In realtà, non è affatto la prima volta che Jacobs si mostra in gonna, ha già sfoggiato questo capo in altre occasioni mondane, senza alcun imbarazzo.

Uomini, a ben guardare, la cosa più ovvia da dire è che il vostro fisico ben poco si adatta a questo capo. Se poi siete dotati della stessa straripante personalità di Marc Jacobs, potete anche provarci…

come dal passato…

Ho voluto condividere anche sul mio blog questa foto, che trovo bellissima, pubblicata questa mattina da The Sartorialist. E’ stata la perfezione dell’accostamento dei colori ad attirarmi in prima battuta, mentre la scelta degli accessori mi ha fatto subito venire in mente una dimensione temporale diversa. Trovo che la moda, soprattutto quella “catturata” per strada da un sapiente obiettivo, abbia a volte anche la straordinaria capacità di ispirare una storia. A voi non piacerebbe inventare un racconto, magari un po’ surreale, partendo da questo scatto?

Foto: The Sartorialist