Moda sostenibile: H&M fra cadute di stile e impegno green

hemSe moda dev’essere, che almeno sia “buona”! Anche perché la reputazione aziendale non è cosa da poco e bisogna difenderla strenuamente da ogni macchia. Proprio per questo, sempre più frequentemente, le aziende del settore moda si danno battaglia a suon di annunci e di comunicati in cui mostrano orgogliose al mondo il loro lato “cleen” e socialmente responsabile.

Di H&M, colosso svedese della moda low cost, ad esempio, si diceva un gran bene: iniziative per la promozione dei diritti umani, la promessa di passare all’utilizzo esclusivo di cotone organico entro il 2020, intere collezioni realizzate con l’utilizzo di materiali sostenibili, solo per fare qualche esempio. Poi arriva la cattiva notizia. Nell’ambito della Campagna “Detox”, il Gruppo H&M viene inserito da Greenpeace nella lista di aziende che producono capi contaminati da sostanze pericolose. Certamente il marchio svedese si trova in ottima compagnia, visto che nella lista finiscono, fra gli altri, anche i nomi di Zara, Benetton, Diesel, Esprit, Gap, Armani, Victoria’s Secret, Mango, Calvin Klein, Tommy Hilfiger, ma l’accusa non è di quelle che si dimenticano in fretta. I capi di queste industrie conterrebbero, infatti, alchilfenoli, ftalati e nonilfenoli etossilati, che possono alterare il sistema ormonale dell’uomo e, in alcuni casi, se rilasciate nell’ambiente, possono diventare cancerogene.

H&M reagisce subito – questo bisogna riconoscerlo – con un impegno concreto, quello di ripulire tutti i processi produttivi legati alla fabbricazione dei suoi prodotti entro il 2020 e di imporre ai propri fornitori di rivelare alle comunità locali i valori di tutte le sostanze chimiche tossiche rilasciate nelle acque dai loro impianti. Inoltre, recentemente, anche altre aziende fra quelle esaminate nel rapporto “Detox” hanno attivato programmi per la riduzione delle emissioni nocive. Greenpeace canta vittoria e sembra ritornata la pace. Il capitolo successivo della storia si apre in questi giorni, più o meno strategicamente, con l’annuncio da parte di H&M di una nuova iniziativa green, legata al riciclo. Si tratta di un progetto che prenderà il via, su scala mondiale, da febbraio 2013 e che permetterà di ricevere un buono sconto di 5 euro, da utilizzare per una spesa minima di 40 euro, per ogni borsa di indumenti usati, di qualsiasi marca e in qualsiasi stato, consegnata nei negozi H&M aderenti all’iniziativa. L’idea deriva dalla collaborazione del marchio svedese con I.Collect, a cui spetterà di gestire tutte le operazioni di smistamento e riciclo degli abiti usati, al fine di ridurre nel lungo periodo l’impatto ambientale prodotto dagli indumenti durante tutto il loro ciclo vitale. A tale scopo, H&M ha anche creato una sua fondazione, la Conscious Foudation, che si propone di offrire supporto all’innovazione dei processi legati allo smaltimento del materiale tessile e di promuovere iniziative sociali.

Nonostante vi siano numerose alternative per la raccolta di abiti usati, come ad esempio la possibilità di donare quelli ancora in buone condizioni ad associazioni di volontariato, tonnellate di indumenti smessi finiscono ogni anno in discarica e il 95% di essi potrebbe ancora essere utilizzato in vari modi. Ben vengano, quindi, iniziative per aumentare la sostenibilità dei processi interni al settore moda, magari create a sostegno di una migliore immagine aziendale, ma pur sempre benefiche per il pianeta.